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venerdì 5 aprile 2013

Fatica?

Mi hanno posto una domanda che mi ha fatto riflettere, appena sceso dalla bici: "ma adesso che sei allenato, fai meno fatica?".

Ci ho pensato parecchi secondi perchè mi ha spiazzato, ma la risposta è la sintesi del mio cambiamento: "non faccio meno fatica, ma faccio molti più chilometri di quando ho cominciato".


La grande differenza è che prima cercavo di fuggire dalla fatica, ma questa mi si presentava ogni volta che dovevo muovermi, oggi invece me la vado a cercare, e miracolosamente non sono mai stanco.

E' solo ed esclusivamente una questione di approccio mentale: se vivessi lo sport, o la dieta come una rinuncia o una "fatica", non avrei alcuna possibilità di farcela.

lunedì 11 marzo 2013

La bici come metafora della dieta (e della vita?)

In 37 anni ho provato diverse diete, una fatta da un medico serio, quella del minestrone, di sola frutta, diversi tipi di diete bilanciate autogestite, con successi alterni e quindi MAI definitivi.
L’unica nota positiva è che mi son fatto una discreta cultura alimentare, per il resto... gran fallimenti.

In questi mesi ho capito che sbagliavo l’approccio, non la dieta.

Molti pensano che per perdere 40Kg sia necessaria una forza di volontà sovrumana.

SE l’approccio è quello della forza bruta, SI’, perchè è mostruosamente faticoso scalare una montagna in bici, se non ti piace pedalare; c’è chi ci riesce, ma la maggior parte di noi *umani* desiste alla prima pendenza seria.
In effetti anch’io non sono mai riuscito a scalare una salita impegnativa quando l’unico stimolo era l’appagamento della vetta.

Oggi ci riesco, ma sono felice MENTRE pedalo e quando arrivo quasi mi dispiace, ed è la molla che mi ci fa tornare la prossima volta. E' bello avercela fatta, ma pedalare è stato ancora meglio.

In quest’ottica anche l’eventuale FALLIMENTO è meno tragico. Se so di aver dato il massimo, e mi sono anche *divertito* nel farlo, ho voglia di riprovarci.
Se scopro di aver fatto il passo troppo lungo per la (mia) gamba, mi allenerò meglio e se possibile con ancora più convinzione.

L’errore diventa quindi una spinta al miglioramento e non una scusa per l’autocommiserazione.

lunedì 18 febbraio 2013

La MAFIA delle SS (società sportive)

Riepilogo delle puntate precedenti: sono calato 37 Kg, da solo, senza drogarmi e senza particolari aiuti se non quello paziente e tollerante di mia moglie.
Vado dal medico per farmi prescrivere un esame del sangue di routine, già che ci sono gli chiedo una visita cardiologica sotto sforzo. Detto fatto.
Mi reco al cup per le prenotazioni, ovviamente per l'ECG ci sono problemi: "guardi è un esame di secondo livello, non la fanno accedere se prima non fa una visita cardiologica 'standard'."
Spiego pazientemente che già anni fa ne feci una, e che poi non mi mandarono alla visita sotto sforzo perchè non avevo problemi; inoltre spiego che girando in bici qualche centinaio di Km al mese, e non essendo più giovanissimo, anche IL MEDICO mi ha consigliato di farne una.
"No guardi non si può fare, provi a telefonare al Centro di Medicina dello Sport".
Telefono, una comica:
Io: "Buongiorno, vorrei prenotare COME PRIVATO una visita cardiologica sotto sforzo"
Lui: "Quanti anni ha?"
Io: "38"
Lui: "No guardi, a questo numero prenotiamo solo gli ultraquarantenni, e comunque non accettiamo privati, neanche a pagamento".
Io: "Mi scusi ma se volessi iscrivermi a qualsiasi competizione 'open'?"
Lui: "Ci vorrebbe la richiesta dell'organizzazione e COMUNQUE un'iscrizione a una società sportiva".

Alcune riflessioni:
  • Se mi avessero chiesto 80 euro non avrei battuto ciglio, facendo la richiesta da privato; quindi l'AUSL  piange miseria ma quando si tratta di incassare subentrano misteriosi impedimenti azzeccagarbuglieschi.
  • Nessuno si vuol più prendere alcuna responsabilità
  • Uno dei grandi problemi della diffusione dello sport in Italia è la mafia delle società sportive e delle federazioni che fanno da imbuto rispetto a qualsiasi tentativo diverso di diffondere lo sport. Sei un privato? Sfiga.

venerdì 8 febbraio 2013

Sport “bruciagrassi”?

Ogni tanto risento il classico mantra di molti istruttori sportivi, che recita qualcosa del tipo:
frequenza cardiaca bassa -> bruciagrassi
frequenza media -> allenamento soft
frequenza alta (non oltre la soglia aerobica) -> cuore polmoni

Poichè non faccio sport per bruciare i grassi (anche se ho ancora parecchi chili da perdere) ma come sfogo e voglia di vita all’aria aperta, ultimamente sto cercando di fare un po’ del cosiddetto “interval training” per migliorare un po’ la mia scarsa capacità atletica e divertirmi sempre di più :).

Ad esempio l’ultima decina di chilometri in bici prima del rientro, cerco di alternare circa 45 pedalate “con un rapporto duro” (circa 30 secondi, ma è più facile contare le pedalate) e qualche minuto sempre alla stessa frequenza di pedale ma con un rapporto più tenero.
Idem con la ciclette in casa. Quando raramente esco per correre, faccio 2 minuti di corsa “relativamente veloce” (rispetto al mio ritmo) e 3 di passo...

Leggo per caso che esiste un sistema (che pare) efficace per perdere peso con allenamenti BREVI E INTENSI: 30 secondi a frequenze alte (>80% della frequenza massima) e un minuto di recupero, per tre volte consecutive, UNA VOLTA alla settimana.

Tale rimedio sarebbe persino più efficace (in ottica “brucia grassi”, per la salute conta ovviamente anche il resto) di ore di lunghissime (e forse per molti pallosissime) camminate o pedalate...

Di chi bisogna fidarsi allora? Beh del proprio fisico.

mercoledì 21 novembre 2012

Sport - dieta - agonismo?

Dicono in tanti (giustamente) che lo sport aiuti a tenere il metabolismo “vivace”, che liberi endorfine, che tenga il fisico in salute...

C’è un aspetto ulteriore che ho scoperto essere veramente vincente, almeno per me.

Lo sport dà motivazione. Quando torno in bici dopo una settimana di lavoro, magari non mi sono allenato ma sono calato un paio di chili... e mi sento un leone, almeno “relativamente a me stesso”.

Ma di QUALE sport sto parlando?
Non esiste solo l’agonismo, lo sport è soprattutto contatto con la natura, esplorazione dei propri limiti, una benefica e gratuita evasione dal “logorìo della vita moderna”.

Leggevo l’altro giorno sulla “Gazzetta dell’unico Sport esistente in Italia”, che una partita di basket di due squadre giovanili è finita 205-6, con tanto di lettera indignata di un lettore e risposta altrettanto indignata del giornalista.

Falsi e ipocriti che non siete altro!

Questo è l’agonismo, l’avete voluto voi... Ho sempre avuto il sospetto che il “rispetto dell’avversario” sia solo una finzione. “Fatti pure prendere a pugni che ti rispetto...”

Resto dell’idea che sia meglio andare per boschi che farsi predere a pallonate in una palestra davanti a frustrati genitori di “future promesse dello sport”...

mercoledì 24 ottobre 2012

Mattina

Partenza ore 6.50, temperatura 14°C e umidità 97%

Esco. Buio totale, ma sono vestito e non ho paura di niente.

Prendo la ciclo e imbocco l'argine, nell'oscurità. Tutto tace, il mondo è ancora a letto, ma un uomo solo è al comando... di cosa? della sua vita.

7.30 circa. Albeggia, ma c’è un nebbione che non si vede un’ostia, pedalo nel latte, l'umidità è aumentata, ma mi sento VIVO.

8.30 arrivo a Cavezzo, caffè e panino semidolce al crudo. Attendo i compagni di viaggio con rinnovate aspettative.

La giornata comincia adesso!